Il tour si chiamava Torino Magica e partiva alle nove di sera da piazza Statuto. Davide ci era finito per sbaglio, trascinato da un collega in trasferta che poi si era dileguato al primo bar.
La guida era una donna in un lungo cappotto di velluto nero, con un cappello a tesa larga, rossetto bordeaux e anelli d’argento su ogni dito. Si chiamava Ottavia. Parlava di alchimisti, di porte dell’inferno e di triangoli magici con una voce bassa e precisa che faceva tacere persino i ragazzi in fondo al gruppo.
Davide alzò la mano una volta sola. “Lei ci crede davvero?”
Ottavia lo guardò a lungo. “Rimanga alla fine”, disse. “Le rispondo in privato.”
Dopo l’ultimo gruppo
A mezzanotte la piazza era vuota. Lei si tolse il cappello, liberando i capelli neri, e accese una sigaretta sottile.
“No”, disse. “Non credo ai demoni. Credo alla gente che ha costruito questa città pensando che i simboli contassero. Quella fede è reale. È la cosa più gotica che conosca.”
Poi lo portò dove i turisti non vanno. Un portone di via Barbaroux con un battente a forma di volto. Il cortile di un palazzo nobiliare con una fontana muta. La Gran Madre illuminata sul Po, vista dal ponte, mentre lei gli spiegava il calice che la statua tiene in mano.
A metà ponte, lei gli prese il braccio. Non lo lasciò più.
Le regole
Sotto i portici di via Po, davanti a un portone verde, Ottavia si fermò.
“Sarò diretta, perché odio i giochi. Abito qui. Vorrei che salissi. Se non vuoi, dimmelo e ti accompagno all’albergo. È stata comunque una notte bellissima.”
“Voglio salire.”
“Allora ci sono regole.” Gli appoggiò un dito inanellato sul petto. “Piano. Chiedi prima di tutto. E te ne vai prima del caffè, perché la mattina sono un mostro.”
La sua casa era candele, velluto rosso e libri di occultismo fino al soffitto. Mise un disco lento e cupo e lo trascinò al centro della stanza. Lui chiese. Lei disse sì. Lui chiese ancora. Lei rise: sì, Davide, sei troppo educato per questa città.
Il resto appartiene a loro e alle candele.
Prima del caffè
Uscì alle sei, sotto un cielo color perla. Nella tasca del cappotto trovò un biglietto del tour, timbrato, e sul retro, a inchiostro argento:
Prossima visita: il lato bianco della città. Ma io resto nera.
Prenotò un nuovo viaggio a Torino il giorno stesso.



