Elena e Paolo erano sposati da dodici anni e ne parlavano da tre.
All’inizio era stata una fantasia di lui, sussurrata sotto le coperte: vederla desiderata da un altro, sapere che tornava a casa da lui. Poi era diventata una conversazione lunga, fatta di domande e di paure, sul divano del loro appartamento in via Santo Stefano. Infine, una sera di ottobre, Elena aveva detto: “Va bene. Ma lo facciamo bene.”
La verifica
Farlo bene, per lei, voleva dire niente app e niente sconosciuti. Si iscrissero a un forum per coppie dove nessuno poteva scrivere senza una foto di verifica: un foglio scritto a mano con nickname e data, tenuto in mano, scattato quel giorno.
L’uomo che scelsero si chiamava Stefano, aveva quarantacinque anni, insegnava al conservatorio e aveva la spunta verde da due anni. Lo incontrarono insieme tre volte, sotto i portici, a cena da Paolo e Elena, e a un concerto. Stefano chiedeva sempre a Paolo come stava, prima di chiederlo a lei.
Le regole
Le regole le scrisse Elena su un foglio da quaderno.
“Uno: esco io, con lui, per una cena e quello che deciderò. Paolo resta a casa. Due: alle dieci gli scrivo. Tre: la parola per fermare tutto è Asinelli. Quattro…”
Si fermò. Si sfilò la fede e la mise nel palmo del marito.
“Quattro: la tieni tu. Torno a riprendermela.”
La sera
Lei uscì alle otto con un vestito verde bottiglia che Paolo non le aveva mai visto. Lui rimase seduto sul divano con la fede chiusa nel pugno, il cuore che batteva forte.
Alle dieci il telefono vibrò. Una foto: due calici di rosso su un tavolo di trattoria e la mano di Elena, senza anello, appoggiata sulla tovaglia a quadri. Sotto: Tutto bene. Ho il dito leggero. Mi manca il suo peso.
Paolo rise da solo nel buio. Nessuno disse Asinelli.
La prova
Tornò all’una e mezza, i capelli sciolti, le scarpe in mano, e un sorriso che lui non le vedeva dal viaggio di nozze.
Si sedette sulle sue ginocchia e tese la mano sinistra, senza dire niente.
Paolo aprì il pugno. La fede era calda, dopo cinque ore. Gliela infilò al dito piano, come in chiesa.
“Ecco la prova”, disse Elena, piano, contro il suo collo. “Sono tornata a prenderla.”
“Raccontami”, disse lui.
Lei raccontò. Lui ascoltò, e non sentì niente di quello che aveva temuto. Solo orgoglio, e una vicinanza così stretta che faceva quasi male.
Il foglio con le regole è in un cassetto. Elena ci ha aggiunto una quinta regola, ma non vuole dirgli quale finché non sarà il momento.



