Lorenzo Galli non perdeva mai. Né in consiglio di amministrazione, né a tennis, né nelle trattative che chiudeva dal suo ufficio vicino a piazza Gae Aulenti. A Milano lo sapevano tutti.
Fu per questo che la sfidò.
Sulla sua pagina OnlyFans lei si chiamava Regina, ed era la prima cosa che diceva di sé: Gioco a scacchi. Non perdo. Sotto, le regole:
Prima di tutto mi dici il tuo limite mensile. Non ti chiederò mai di più. Se offri di più, rifiuto. I tributi passano da questa pagina. Mai altrove.
Lorenzo le scrisse una sera, con un sorriso arrogante: Una partita. Se vinco io?
Non vinci, rispose lei. Ma se succedesse, ti scriverò per prima per un mese. Se perdi, mi mandi un tributo. Dentro il tuo limite. Dimmelo.
Glielo disse. Era un numero onesto.
La prima partita
Giocarono online, il giovedì alle nove. Lei aveva i neri. Lo mise sotto in ventidue mosse, con una calma che gli fece venire i brividi.
Scacco matto, scrisse. Il tributo, Lorenzo. E dimmi qual è stata la tua mossa sbagliata.
Lui pagò. E per la prima volta in anni, scrisse una frase che cominciava con ho sbagliato.
I giovedì
Diventò un rito. Ogni giovedì una partita, ogni sconfitta un tributo, ogni tributo una confessione: dove aveva avuto fretta, dove aveva sottovalutato l’avversario, dove aveva voluto vincere troppo presto.
Regina rispondeva con poche parole precise. Impaziente. Superbo. Una volta, dopo una partita lunga e ostinata in cui lui aveva resistito fino alla quarantesima mossa: Meglio. Molto meglio.
Lorenzo stampò quella risposta e la mise nel cassetto della scrivania.
La vittoria
Al quarto mese, vinse.
Non se ne accorse subito. Fissò lo schermo, poi la scacchiera, poi di nuovo lo schermo. Scacco matto. Lui.
Il messaggio arrivò dopo un minuto.
Bravo. Ora ascolta bene. Avevo promesso di scriverti io per prima, per un mese. Lo farò. Ma il tributo di stasera lo mandi lo stesso.
Ho vinto io, scrisse lui, quasi offeso.
Appunto, rispose Regina. Hai vinto perché hai imparato a obbedire alla scacchiera invece che al tuo ego. Quello si paga. Dentro il tuo limite, come sempre.
Lorenzo rise da solo nel suo attico, e pagò. Il giorno dopo, alle sette, arrivò il primo messaggio di lei: Buongiorno. Oggi in riunione lascia parlare gli altri per primi. Poi mi racconti.



